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Opportunità appresso il virus, cambio di passo in la circolazione dell’arte

Mentre il mondo si domanda frastornato quali città, quali artisti e quali possibilità di produrre e fare tondeggiante opere d’arte ci restituirà questa pandemia, ormai quotidiana compagna delle nostre vite, un paese come il nostro può forse permettersi ciò che ai più pare impossibile: fare programmi.
C’è infatti per l’Italia un nuovo orizzonte possibile, uno scenario plausibile di cambiamento, consistente nel riconoscimento del nostro volto storico e della nostra dimenticata identità. Passeremo probabilmente l’estate in Italia, per le sue strade e nei suoi borghi, rispettando senza problemi il distanziamento imposto e temuto ma reso assai meno amaro – per una peculiarità esclusivamente italiana dalla mirabile diffusione sul territorio di un infinito patrimonio di arte e di storia.
Viene da chiedersi se non sia anche l’occasione intoccabile per ricordarsi che l’Italia siamo noi, che questa prerogativa di arte, paesaggio e storia è segnatamente nostra, che abbiamo perso decenni a inseguire modelli sbagliati o derive frammentarie e spaesanti, senza capire che la sorgente prima della creatività artistica sta sotto i nostri piedi e nelle nostre mani. Si tratta a questo punto di (ri)costruire un Paese dell’arte dove la burocrazia faccia meno paura, dove le leggi non siano punitive o soffocanti, dove non si confondano gli operatori del sistema dell’arte con immaginari pirati o contrabbandieri partoriti da una sbrigativa cultura del sospetto o da ideologie preconcette.

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