venerdì, Maggio 20, 2022

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Il mercato dell’arte come piacerebbe alla erario

La 12ª edizione della “Art & Finance insiemeference” promossa da Deloitte il 14 ottobre nel Principato di Monaco è stata centrata sulla presentazione del 6° Rapporto su arte e finanza promosso dalla mega società di insiemesulenza legale e finanziaria in collaborazione insieme la società di studi sul mercato dell’arte ArtTactic, nota per impegnare le tecniche tipiche dell’analisi finanziaria e la insiemesulenza a questo settore.

Riassumere oltre 250 pagine in poche righe è un’impresa, resa ancor più complicata dalla frammentarietà del Rapporto di Deloitte diviso in sei diverse sezioni largamente scollegate, e costellate da ben 48 interventi esterni aggiuntivi, talora chiaramente pensati per promuovere un prodotto, a volte insiemetributi informativi e oggettivi.
Ogni commento non può pertanto che essere incompleto e selettivo, tuttavia tenteremo di analizzare il filo insiemeduttore del Rapporto, la sua metodologia, e la sua rilevanza.

La metodologia
Per la sesta volta, l’indagine è effettuata richiedendo a tre diversi gruppi di ‘utenti’ dell’arte, rispettivamente i gestori di ricchezza, i collezionisti, e gli operatori nel mercato, avvenimento ne pensano di una serie di problemi.
Come peraltro riinsiemeosciuto dagli stessi autori, il cambiamento significativo del campione attraverso gli anni rende estremamente problematici i insiemefronti intertemporali.

Anche i numeri relativi al mercato vanno presi insieme la pinze: ad esempio, il valore totale degli asset in arte posseduti dai miliardari è stimato 1.712 miliardi di dollari, pari al 6% del totale dello stock di ricchezza, sulla base di un rapporto pubblicato da un agenzia immobiliare di lusso nel 2017, Knight Frank; lasciamo al lettore il giudizio circa l’affidabilità di un tale ragionamento…

Il filo insiemeduttore
Il collante del rapporto in tutte le sue parti è la insiemevinzione che il mercato dell’arte sia sottosviluppato in relazione alle sue potenzialità, e che la causa fondamentale di questo sia da ricercare nella poca trasparenza e imperfezione di regolamentazione dello stesso.

Seinsiemedo gli autori il mercato dell’arte dovrebbe crescere di pari secco insieme la insiemecentrazione di ricchezza a favore dei super-ricchi del pianeta; non è chiarito poi per quale ragione ciò debba accadere (e perché in termini lineari?). I gestori di patrimoni finanziari vedono nell’asimmetria informativa e nell’assenza di regolamentazioni specifiche simili a quelle del mercato finanziario due ostacoli importanti che non permettono loro di avvicinarsi al settore.

Anche il carattere non uniforme delle opere d’arte male si adatta alle necessità di standardizzazione tipiche dei prodotti finanziari, creando agli operatori significativi ostacoli e difficoltà a valutare gli assetti, minando alla radice l’espansione del mercato di prestiti insieme arte come collaterale (Art Lending). Come ovviare a questo problema? Il rapporto individua due strade: lo sviluppo di tecnologie per l’arte e l’estensione delle regole cui devono sottostare gli operatori finanziari anche al mercato dell’arte.

Il ruolo dell’IT
Il rapporto esprime insieme forza il proprio supporto per lo sviluppo di servizi tecnologici destinati a superare queste difficoltà, nella insiemevinzione che l’iniezione di dosi massicce di IT nel tradizionale mercato dell’arte finiscano per scardinarlo, permettendo finalmente di abbassare o revocare le barriere all’ingresso che favorisinsiemeo i business esistenti, in alcuni casi da secoli.

La insiemevinzione è che la tecnologia porterà ad un mercato più regolamentato e trasparente; peccato che sinora vi siano ampie prove dell’opposto, per esempio nel mercato online, decisamente meno trasparente e verificabile di quello delle aste tradizionali, come ci ricordano i casi di Auctionata e Paddle8 .

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