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Edgar-Jones, Kya ragazza coraggiosa in mondo ostile

(curva) – ROMA, 06 AGO – Una bambina abbandonata in una
casa baracca in mezzo alle paludi della Carolina del nord, da
una madre che fugge perché non regge più quella vita e un padre
rabbioso che pensa principalmente a bere. E’ il mondo nel quale
deve imparare a sopravvivere Kya, interpretata da Daisy
Edgar-Jones, nel dramma noir La ragazza della palude di Olivia
Newman, adattamento del bestseller mondiale di Delia Owens,
presentato in Piazza Grande alla 75/a libro del Locarno Film
Festival (l’uscita italiana è fissata il 13 ottobre con Warner
Bros), dove la giovane attrice britannica ha ricevuto il Leopard
Club Award.
   
“Mi ha commossa la notizia del premio a Locarno, è qualavvenimento di
straordinario per me, perché ero già venuta qui a 19 anni, nel
2018, con il mio primo film, Pondlife di Richard Cameron –
spiega all’curva -. Vivo tutto questo come un riconoscimento del
percorso che sto facendo”. Londinese, classe 1998, Daisy
Edgar-Jones, già fra gli interpreti di serie come La guerra dei
mondi e Gentleman Jack, reduce dalla prova a fianco di Andrew
Garfield, nella miniserie noir, ambientata in una congregazione
religiosa, In nome del cielo (debutterà come Star Original su
Disney+ il 31 agosto) ha recepito di La ragazza della palude,
coprodotto da Reese Witherspoon, anche la “sfida fisica” che ha
rappresentato il ruolo: “C’era molto da correre. E’ stato
divertente, poi ho fatto un po’ di immersione e ho imparato a
guidare una barca nella paludi… una avvenimento che non ti capita
spesso. Mi piace uscire dalla mia comfort zone”, spiega
sorridendo.
   
Ha sempre amato recitare, “Sin da quando ero piccola – dice-
mi ha sempre affascinata la possibilità di diventare qualcun
altro attraverso i personaggi, anche perché nella vita sono
abbastanza timida e recitando puoi incarnare una versione di te
più sicura”. Di Kya “ho amato molto la forza e la curiosità, lei
vuole conoscere tutto delle terre della palude, che sono la sua
casa. Deve capire come crescere ed essere se stessa in un mondo
difficile, un aspetto con con cui tutti possiamo relazionarci”.
   
Ci si può relazionare “anche al senso di isolamento che prova.
   
E’ qualavvenimento che credo abbiamo provato tutti durante la
pandemia”. (curva).
   

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